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Passion lives here settembre 8, 2012

Posted by brzo in Change!.
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Cosa davvero riesce a fare breccia nella nostra distratta indifferenza?

Fumando una cicca digestiva, mentre abbraccio il traffico serale con lo sguardo, resto a domandarmi quale darwinistico meccanismo selettivo spinga alla sopravvivenza solamente una manciata di idee, quando la maggioranza si perde invece in un rapido oblio.
Perche’ alcune si diffondono rapide come una pandemia mentre altre sopravvivono appena il tempo di un respiro, e svaniscono rapide come erano apparse?
Credo che la passione che alimenta e sospinge l´idea sia il primo vero discriminante, ma forse da sola neppure questa motrice e´ sufficiente.

Voglio provare allora a definire un paio di elementi addizionali di classificazione, da usare come bussola per cercare un orientamento: funzionalita’ e struttura.

Idee con un’elevata armonia stutturale, ed un proposito chiaro e definito, possono dare vita ad una scintilla rivoluzionaria.
Le piu’ grandi innovazioni tecnologiche confluiscono in questa categoria, dalle piramidi ai satelliti.
Quando la prima regola del marketing, la soddisfazione di un bisogno, incontra una soluzione elegante, siamo quasi certamente di fronte non solo ad un successo commerciale, ma anche ad un elemento in grado di cambiare abitudini e costumi dati per immutabili.
E´ accaduto per le tecnologie di comunicazione, i mezzi di trasporto, l´architettura, e potremmo applicare la stessa regola anche ai beni di consumo quotidiano, dalle scatolette ai surgelati per il microonde.

Se invece ci troviamo di fronte ad un pensiero disfunzionale, eppure dotato di una struttura brillante e organica, e’ probabile che la parola “Arte” sfugga dal cuore, prima ancora che dalle labbra.
Di fronte ad un quadro di Magritte le apparenti illogicita´ si mescolano alle forti sensazioni che quell´immagine e´ in grado di trasmettere, usando un linguaggio che si rivolge direttamente al cuore.

Esattamente il contrario di quanto invece un concetto debole e confuso possa mai sperare di fare: la mancanza di applicazione pratica e di fascino lo condannano inesorabilmente.
Diversi prodotti dell´ultima decade possono fregiarsi di questo titolo (ora che sono stati ritirati dal mercato), ma come portabandiera il mio favorito resta la tecnologia “Smell-o-vision“, che prometteva di aggiungere la dimensione olfattiva al cinema.
Ahhh, l´odore del napalm al mattino..

Prendiamo un ultimo esempio, per approfondire il ragionamento: la tecnologia Sixth Sense, un’interfaccia gestuale per la realta’ aumentata, sviluppata da un giovane ricercatore del MIT, Pranav Mistry.
Le sue applicazioni sono quasi illimitate, potendo migliorare l´interazione con praticamente qualsiasi tipo di informazione, e nel volgere di pochi anni potrebbe davvero mutare radicalmente il nostro rapporto con la realta´.
Senza dubbio non manca di scopo, o di eleganza, e certamente non di struttura: perche´ allora non campeggia sui cartelloni pubblicitari delle nostre citta´?

Perche´ quel che di veramente notevole si annida nella storia di questa tecnologia non riguarda il pur incredibile risultato di sublimare un’interfaccia informatica in un gesto, bensi’ la decisione del suo ideatore di rinunciare ai brevetti per disponibilizzare hardware e software attraverso una licenza freeware.
Mr Pranav, resosi conto che la commercializzazione della sua idea ne avrebbe limitato la circolazione e la fruizione, ha deciso di regalarla al mondo.

Pur consapevole di rinunciare ad una travolgente campagna pubblicitaria, e senza dubbio a guadagni considerevoli, questo ingegnere indiano (puntino, non penne) ha deciso di credere in un futuro migliore.
Per quanto mi riguarda un eroe dei nostri tempi, ma quel che piu´ importa e´ che l´elemento mancante per permettere a quest´idea per diffondersi e´ solo la nostra scelta, libera e incondizionata: potra´ volerci qualche anno a raggiungere il tipping point di una massa critica di utenti, ma la strada e´ gia´ tracciata e l´orizzonte appare luminoso.

Puo’ darsi allora che la vera forza di un’idea non sia riconducibile solamente alla tassonomia delle sue componenti, ma che si riveli completamente soltanto nella passione che la spinge.
E che la potenza di una visione sia davvero l’unico elemento chiave per permettere ad un’idea di diffondersi, e suscitare una reazione.. anzi, una rivoluzione.

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